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Disco Club: recensioni, consigli, classifiche e novità. La rubrica di un dischivendolo /25 febbraio 2016

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A CURA DI DIEGO CURCIO

LE RECENSIONI

VILLAGERS – Where Have You Been All My Life?

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Conor O’ Brien il malinconico cantautore irlandese, torna sul mercato, a  solo un anno da “Darling Arithmetic”, con “Where Have You Been All my Life?”. Il disco  è il resoconto di una sola giornata in studio, assieme ad un gruppo compatto d’impostazione acustica, ma con tocchi felici di elettroniche vintage. I brani sono quasi tutti editi e in gran parte vengono dal disco di cui sopra, ma ci sono anche episodi dai due dischi precedenti. Per attirare l’interesse dei fan, oltre alla veste inconsueta delle canzoni e all’indubbio fascino della registrazione praticamente ‘in diretta’, ecco la versione di un brano già ceduto alla voce di Charlotte Gainsbourg, “Memoir” e una buona versione, ma un po’ melliflua, del classico “Wichita Lineman”, il brano pluridecorato del songwriter americano Jimmy Webb. Ottima introduzione per chi non conosce ‘il cantautore che si fa chiamare Villagers’, quasi un best, meglio di un best. Tòmas A. Efurnia

BERT JANSCH – Avocet

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Delle numerose ristampe del catalogo di Bert Jansch che si sono susseguite negli ultimi tempi, quella di “Avocet” era particolarmente attesa, vista la peculiarità del disco, originariamente pubblicato per una piccola casa discografica danese mentre la Charisma nicchiava (anche se dopo fu costretta a ripubblicarlo) e dedicato a sei composizioni strumentali, ognuna dedicata ad una specie di uccello. La nuova edizione, a cura della Earth, propone una nuova veste iconografica con accurati disegni di ogni specie, apprezzabili maggiormente nella costosa edizione in vinile, e una descrizione ornitologica di ciascun volatile. In questo disco Jansch è accompagnato dal violino di Martin Jenkins e dal delizioso contrabbasso di Danny Thompson, la cui corposità è premiata ed esaltata dalla felice registrazione. Il trio sfodera un interplay smagliante, affine alle cavalcate folk-jazz dei Pentangle, ed è in gran spolvero nel lungo brano iniziale (una rielaborazione del noto traditional “The Cuckoo”) che dà nome al disco e occupava in origine l’intera prima facciata del long playing. Fausto Meirana

AZIZA BRAHIM – Abbar El Hamada

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Ci sono voci che si impongono, perentorie, al primo ascolto. Perché portano l’alito fresco della libertà, la scaturigine profonda dell’insofferenza per chi si ammanta di gelide ragioni di stato per negare esistenza agli altri. Aziza Brahim è la voce, l’ambasciatrice, il dito puntato del popolo Saharawi contro l’indifferenza del mondo. Ancora oggi se provate a chiedere a qualcuno dov’è quella gente, vedrete facce perplesse. Sono una stato negato, come la Palestina, e sono gli abitanti originari del Sahara occidentale. Vessati, imprigionati, racchiusi in campi precari che poi diventano definitivi dal Marocco. E dai complici silenti d’Occidente. La stessa Aziza è cresciuta in un campo. Poi ha fatto base a Cuba, infine, sede definitiva, a Barcellona: il motivo per cui sentirete assertive canzoni anche in spagnolo, qui. La musica è un sontuoso trance blues desertico, infittito di apporti di grandi musicisti dall’Africa occidentale a chitarre e percussioni, e con la la produzione del Principe acquisito del desert rock, Chris Eckman dei Walkabouts, uno che con certe note trasversali ed “etniche” (Dirt Music, Tamikrest, Bassekou Kouyate) ha trovato modo di dar nuova linfa alla popular music. Guido Festinese

666 – …Perché in fondo lo squallore siamo noi

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Sono due giorni che non ascolto altro. Lo metto a palla in cucina, in salotto e persino in bagno (o al cesso come bisognerebbe dire) e anche se si tratta di un disco di cover, so già find’ora che sarà uno dei miei album dell’anno. Perché questo esordio dei 666 da Colleferro – superband con membri dei mitici Plakkaggio – prodotto dal sempre benemerito Roberto Gagliardi di Hellnation è qualcosa che chiunque sia nato tra la fine degli Anni Ottanta e i primi Novanta difficilmente potrà ignorare. Vi dicono niente titoli mitologici come “Rotta per casa di Dio”, “Con un deca” e “Sei un mito”? Esatto parliamo proprio degli 883, che bene o male, hanno segnato l’infanzia e la pre-adolescenza di molti attuali trentenni o neo quarantenni. Naturalmente i pezzi in questioni, dieci inni oserei dire, sono stati riarrangiati in chiave punk-hc-metal. Un’idea che, qualche anno fa, era già venuta ai D8r Max, che dal 2005 suonano cover degli 883 in versione oi!. Però, non ce ne vogliano questi veri e propri antesignani – a cui va il merito di aver recuperato questa band quando non era assolutamente di moda farlo nel giro alternativo – i 666 hanno trovato probabilmente la formula migliore per farlo. Qualche volta si permettono persino di riaggiornare i testi del grande Max. Ma la loro dedizione alla causa non si può certo mettere in dubbio. I pezzi suonano belli dritti, con chitarre thrash metal e attitudine punk. Insomma: il sing-along è assicurato, anche perché volenti o nolenti – un po’ come accade con Cristina D’Avena – quelli della mia generazione le canzoni degli 883 le sanno tutte a memoria; se non altro fino al periodo in cui insieme a Max Pezzali c’era l’indimenticabile Mauro Repetto coi suoi balletti imprescindibili. Altra chicca di questo disco è la copertina, che riprende quella de “La donna, il sogno e il grande incubo” (all’epoca io avevo già scoperto il punk e per me gli 883 si fermano a “Nord sud ovest est”) con un richiamo a Eddie, la mascotte degli Iron Maiden. A disegnarla è stato Zerocalcare e, se me lo consentite, questa chicca è la ciliegina sulla torta di un disco perfetto. Toglierlo dallo stereo sarà dannatamente difficile. Diego Curcio

IL DIARIO

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Diario dl 25 febbraio 2014

Che confusione con quella Canzone, quella richiestami da una signora qualche giorno fa; stamane si presenta più preparata, “Era di Dalla, mi trova un cd in cui sia contenuta?”. Effettivamente l’aveva detto che era di un cantante morto da non molto, le ordino una raccolta, ma poi lei continua, “A dire il vero ce n’è un’altra intitolata così, la canta Michele, l’ho sentita a Radio Zeta (turna, non ne posso più di questa radio: è la mia maledizione attuale). Me la può ordinare?”. Così scopro che il nostro compaesano Michele Maisano ha continuato la sua carriera esibendosi (che vergogna) con la Michele & Dina Manfred Band, le ordino “Una canzone e altri successi” (m’immagino quali). Pomeriggio, telefono, “Discoocluuub”, “Sono la signora di Canzone, le volevo dire di non ordinarmi più Dalla, mio figlio l’ha trovata; strada facendo”, “Strada facendo? Guardi che non è di Dalla, è di Baglioni”, “No, non il disco, strada facendo mio figlio, per tornare a casa”.

LE PROSSIME USCITE

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26 febbraio

NELSON WILLIE – SUMMERTIME: WILLIE NELSON SINGS GERSHWIN

DANIELE SILVESTRI – ACROBATI

ANTHRAX – FOR ALL KINGS

TODD RUNDGREN – THE COMPLETE BEARSVILLE ALBUM (cofanetto, 13 cd)

APRIL WINE – BOXSET (cofanetto, 6 cd)

TONY BANKS – A CURIOUS FEELING (deluxe edition)

TONY BANKS – THE FUGITIVE (deluxe edition)

PAUL ROLAND – IN THE OPIUM DEN: THE EARLY RECORDINGS 1

FRESU PAOLO, GALLIANO RICHARD, LUNDGREN JAN – MARE NOSTRUM II

VARIOUS ARTISTS – GEORGE FEST (A NIGHT TO CELEBRATE GEORGE HARRISON)

Il concerto tributo tenutosi il 28 settembre 2014 al The Fonda Theater di Los Angeles che ha visto la partecipazione, tra gli altri, di Brian Wilson, Norah Jones, Brandon Flowers (Killers), Conan O’Brien, Flaming Lips, Black Rebel Motorcycle Club, Cold War Kids, Ben Harper, Britt Daniel (Spoon), Ann Wilson (Heart), Dhani Harrison, “Weird Al” Yankovic, Nick Valensi (Strokes), Ian Astbury (Cult) e Perry Farrell. Il tributo ha avuto la regia organizzativa di Dhani Harrison, figlio dell’ex Beatles scomparso nel 2001, oltre alla registrazione del concerto il DVD contiene delle interviste con i musicisti intervenuti che raccontano quanto George Harrison sia stato influente per la loro arte, immagini del backstage e delle prove del concerto stesso. Spiega Dhani Harrison: “Ho sempre immaginato un piccolo club dove la mia generazione di musicisti potesse suonare i pezzi più profondi della sua carriera. Così, in modo completamente nuovo e vibrante, mi sono ritrovato sul palco con alcuni dei miei eroi musicali al suono della musica più familiare della mia vita. Spero che l’ascolto possa essere piacevole per voi come lo è stato per me. Sono le migliori interpretazioni che avrei mai potuto immaginare per George”.

STEVE MASON – MEET THE HUMANS

Steve Mason, ex The Beta Band, continua la sua carriera solista con l’album “Meet the Humans”, il suo terzo disco che pubblica per la Double Six–Domino. Questa volta si tratta di una collezione di canzoni autonome, non legate da alcun piano concettuale dove prevalgono le sonorità pop, folk e indie-rock.

4 marzo

NEGRITA – 9  LIVE & LIVE

THE CORAL – DISTANCE INBETWEEN

RNDM – GHOST RIDING

LA CLASSIFICA

1 DAVID BOWIE – Blackstar
2 EZIO BOSSO – The 12th Room
3 ELIO E LE STORIE TESE – Figgatta Deblanc
4 V/A – God Don’t Never Change: The Songs Of Blind Willie Johnson
5 MARLON WILLIAMS – Marlon Williams
6 CULT – Hidden City

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